L’amica Magnifica: Bettina Casanova

Bettina Casanova

Con Bettina Casanova inauguriamo quella che vuole diventare una sezione molto importante del nostro blog: l’incontro con l’amica Magnifica. Donne che pensano, lavorano, si mettono in gioco con un tratto distintivo che crea interesse e piacere in chi le incontra. Donne che, in qualche maniera, fanno la differenza.
Bettina, 53 anni, stylist per oltre vent’anni nella più importante casa editrice di moda e lifestyile in Italia e nel mondo, da qualche anno affianca all’attività nelle redazioni dei giornali la creazione di bellissime collezioni esclusive di piatti e oggetti per la casa che abbiamo ammirato anche in eleganti allestimenti al Fuorisalone di Milano Design Week e che vi proporremo in alcuni scatti che abbiamo realizzato per raccontare le nostre storie. Bettina è una donna dotata di una creatività istintiva, sviluppata attraverso vari percorsi, tutti orientati alla ricerca del bello. Andiamo a conoscerla.

Bettina, come ti presenti alle amiche di Magnifiche Perennial?
Aiuto! (ride ). Cominciamo col dire che sono nata nel 1966, l’anno del Cavallo, un anno di fuoco. Non è facile definirsi: sicuramente sono una persona un po’ pazza, molto volubile e assolutamente buona, caratteristica per me molto importante. Poi, che cosa sono veramente non lo so… lavoro da tanti anni e ancora mi chiedo che cosa inventerò. La mia costante è che amo mettermi in gioco. A volte arrivo ai miei obiettivi, a volte no e magari a volte combino anche dei disastri. Ma mi metto in gioco perché non mi accontento mai.  Questa insoddisfazione di fondo è il motore che mi porta a crescere, con la consapevolezza che non si finisce mai d’imparare, a qualsiasi età”.

A proposito di lavoro, sappiamo che ti dividi tra l’attività di stylist e quella di designer di oggetti per la tavola.
“Quella di designer è un’attività nata come hobby che sta diventando sempre più importante. Sono ancora nella fase di auto produzione delle mie collezioni BettinaBon ma l’obiettivo è quello che i miei piatti e i miei oggetti per la casa facciano parte di un progetto di home decor che trovi un produttore esterno. Tutto è iniziato circa cinque anni fa, in un negozio Fragonard a Parigi, dove avevo notato dei piattini che riportavano ognuno una frase e un’immagine diversa e molto carina. Erano di vetro, un materiale sul quale è possibile trasferire grafiche e disegni. Io amo disegnare, appartengo a una famiglia dove le donne hanno sempre coltivato la passione per il disegno, la sartoria, la pittura, anche con ottimi esiti. Ispirata dalla visione dei piattini visti a Parigi, una volta tornata a casa ho cominciato a sperimentare i disegni con la tecnologia digitale. I risultati sono stati subito positivi e, incoraggiata anche dagli amici a cui li avevo mostrati, ho approfondito la mia ricerca tecnica e di stile sui soggetti che via via mi ispiravano, come le farfalle, le libellule, i fiori, gli uccelli e così via. E’ stata una scoperta che mi infonde sempre una grande energia: ogni volta si rinnova il contatto con il bello e con la soddisfazione di avere realizzato qualcosa di mio, che mi rappresenta nel profondo”.

 

Bettina Casanova

I piatti della collezione BettinaBon

 

Anche l’attività di stylist è intrinsecamente legata alla ricerca di un’estetica… ma, per chi non è nel mondo dell’editoria e della pubblicità, che cosa fa esattamente la stylist?
“Beh, ti dico solo che anche mia madre non l’ha ancora capito! La stylist lavora in team e con il fotografo inventa una storia, che sia di moda, di personaggi o altro. Nel momento in cui tutto viene approvato, inizia la ricerca: quindi tutti i vestiti, le scarpe, le borse, i gioielli che compongono ogni foto del tuo servizio. Spesso e volentieri, se non c’è la location e lavori in studio, devi trovare tutti gli elementi che compongano definitivamente la storia con coerenza: gli arredi, i quadri, la carta da parati e così via. La stylist rende armonica una foto già di per se’ ottima. Il rapporto con il fotografo è fondamentale: si deve lavorare in simbiosi”.

 


Come si diventa stylist?
“Ci sono gli istituti, in alcuni ho insegnato anche io – un anno allo IED come tutor e poi come insegnante di stylist nella scuola di Laura Bonin che fu la mia insegnante di sociologia allo IED –  ma la professione si apprende solo sul campo con una grandissima curiosità verso tutto il mondo della moda e uno spirito di servizio verso il destinatario del tuo lavoro. Lo stylist non è un personal shopper, non ha un ruolo autoreferenziale, non si va a caccia di scarpe e accessori che ci piacciono. Io lo sono diventata forse per caso, spinta dalla mia grande passione e intesse per la moda e soprattutto gli accessori. Sono nata in Romagna, mio padre era il direttore di una grande azienda di scarpe. Dopo il liceo mi sono iscritta al corso di moda allo IED a Milano. In seguito ho lavorato come stilista per Giuseppe Zanotti e poi come assistente per Romeo Gigli dove mi occupavo di ricerca tessuti e dei rapporti con i licenziatari. Dopo qualche esperienza nel mondo della pubblicità ho scoperto che l’attività di ricerca mi piaceva più del disegno. Sono entrata in Conde’ Nast alla fine del 1993 dopo un incontro con il direttore di Uomo Vogue e Vogue Pelle che mi ha proposto di collaborare con le sue  testate. Quando il direttore di Vogue Pelle e Vogue Gioiello, Cristina Lucchini, divenne il condirettore di Vanity Fair ho colto la palla al balzo e mi sono proposta. Ho fatto dieci anni di Vanity. Terminate le collaborazioni con Glamour, da settembre collaboro sempre alla Conde Nast con la Cucina Italiana”.

 

 

Quindi ti occupi di food. Come è il cambiamento da stylist?
“Bellissimo e divertente anche perché hai meno condizionamenti rispetto al mondo della moda dove bene o male bisogna tenere conto dei grandi marchi. Qui si è molto più liberi di ricercare brand piccoli, di nicchia. Io mi occupo della ricerca di piatti, posate, tovaglie, e lavorare con il team de La Cucina Italiana e con Maddalena Fossati è molto stimolante”.

Bettina Casanova

Bettina al lavoro come stylist a Vanity Fair in un servizio del fotografo Douglas Kirkland

Qual è stato il servizio da stylist che più ti è piaciuto?
“Di sicuro quello per i cinque anni di Vanity Fair quando Cristina Lucchini decise di allestire una mostra di Douglas Kirkland, il fotografo diventato famoso per le ultime immagini di Marilyn Monroe, utilizzando attori e attrici italiani. Il tema era il cinema italiano dal dopoguerra agli anni ‘70, con una selezione di circa 30 pellicole, l’idea era quella di ricreare le scene che avevano reso immortali quei film. Per esempio Ladri di biciclette era stato riproposto con Pierfrancesco Favino e un piccolo attore in erba. Lavorare con attori che recitavano e non rimanevano statici davanti all’obiettivo, mi ha procurato emozioni profondissime e indimenticabili. Un lavoro estremamente complesso e impegnativo – ci ho rimesso anche un fidanzato all’epoca – ma la più bella storia professionale della mia vita”.

Bettina Casanova

Ennio Fastastichini e Lucia Littizzetto nel servizio di Vanity Fair dedicato ai grandi film del cinema italiano

Che consigli daresti a una Perennial per essere sempre stilosa?
“Caspita, che domanda! Non ci sono diktat o regole: l’importante è sentirsi serene con se stesse, il resto dipende dal contesto, dal mood”.

Ma tu quando esci di casa la mattina ti controlli da stylist come se fossi una storia?
“Guarda, non mi do neanche la crema in faccia. Lavorando nella moda hai un po’ un senso di saturazione, per cui alla fine scegli una divisa. Io la definisco con le righe, un segno grafico che mi piace molto e che piazzo un po’ dappertutto, dal calzino alla t-shirt. Se proprio devo dare un consiglio per creare un proprio stile,  è quello di cercare un capo o un segno su cui lavorare e sul quale girare attorno”.

Ci salutiamo con l’ultima fatidica domanda: in cosa tu sei Perennial?
“Causa di forza maggiore sono passata alla maggiore età! (ride ). Purtroppo non possiamo fermare gli anni. Sono diventata Perennial perché sono una giovane diversa!”.  

(Paola Baronio)
Il ritratto di Bettina Casanova è di Marco Valerio Esposito