La moda che ci piace: bella e sostenibile

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reen is the new black! Finalmente nella moda si sta affermando la sostenibilità, una tendenza sulla quale potete investire e che, statene certe, non sparirà la prossima stagione.

Riscaldamento climatico, emissioni di carbonio, gli incendi in Amazzonia, la piccola Greta Thumberg che ci ammonisce sul nostro mondo in fiamme: non è più possibile, anche per il fashion system – che a dispetto dell’immagine è tra i più conservatori – ignorare l’allarme e la necessità del cambiamento se vogliamo conservare il pianeta e garantire un futuro non solo a noi ma ai nostri figli.
Uno dopo l’altro, tutti i grandi brand della moda, da quelli del lusso al fast fashion, stanno attivando comportamenti verso la sostenibilità, sia con scelte etiche (Armani, Gucci, Versace e altri hanno eliminato le pellicce) sia ecologiche (il nylon delle borse di Prada entro il 2022 diventerà tutto eco-compatibile) che dovranno diventare sempre più diffuse in un settore che vive d’immagine: la notizia di una scarpa realizzata con manodopera sfruttata o attraverso la sofferenza di un animale non fa certo bene alle vendite di una griffe di lusso. Insomma: la scelta della sostenibilità sta diventando ineludibile per il sistema moda, se non altro per rimanere competitivo in un mercato sempre più informato su certe tematiche.

Perché anche il consumatore più shopping addicted un paio di cosette dovrebbe saperle. Per esempio che l’industria tessile è diventata la seconda più inquinante dopo quella di gas e petrolio ed è responsabile del 20% delle spreco globale dell’acqua (pensate solo che per fare un paio di jeans servono in media un chilo di cotone e si consumano 10mila litri d’acqua!). Che gran parte di capi che acquistiamo – e non necessariamente solo quelli dei brand fast fashion – sono prodotti all’estero per l’altissimo abbattimento dei costi della manodopera e delle materie prime. Che nel 2013, a Dacca, capitale del Bangladesh sono morti 1133  lavoratori tessili per il crollo del Rana Plaza, l’edificio dove erano costretti a lavorare nonostante la struttura edilizia pericolante: erano per lo più donne e producevano abbigliamento per tanti brand occidentali. È stato il più grave incidente mortale avvenuto in una fabbrica tessile nella storia, eppure quante di noi lo sanno?

Ora: la moda ci piace e molto. Quando è fatta bene (e quella autenticamente Made in Italy lo è) produce bellezza e alimenta in noi bellissimi sogni. L’acquisto di un capo di abbigliamento è tra le piccole gioie delle vita e, anche se nei nostri armadi c’è tanta roba da vestire un’intera esistenza, non smetteremo certo di fare shopping. Tra l’altro il settore dell’abbigliamento è tra i portanti della nostra economia e smettere di produrre (e di comprare) porterebbe all’annullamento di migliaia di posti di lavoro.

Cosa possiamo fare allora per non sentirci in colpa di fronte all’irresistibile richiamo nel nuovo capetto? Beh, per prima cosa guardare bene le etichette, controllare la provenienza e la composizione dei capi, valutare il prezzo. Una t-shirt prodotta nel Far East e venduta a meno di 5 euro non può certo essere sostenibile.

Certo, i capi di moda sostenibile costano un po’ di più rispetto a quelli che non si dichiarano tali, come del resto il cibo biologico che compriamo nei negozi specializzati. Ma come ci stiamo abituando ad alimentarci con cibi di qualità che non compriamo in eccesso, o alla gestione responsabile della plastica, possiamo riabituarci a un rapporto con la moda che non sia da consumatore compulsivo, attratto solo dal desiderio del momento e dall’etichetta dal prezzo stracciato.

La moda sostenibile è un passo avanti verso la salute del pianeta ma anche verso il recupero del valore della qualità. Qualità di tessuti, di lavorazioni, di rapporti tra le persone che la producono e quelle che la scelgono. Quante di noi non hanno nostalgia per gli abiti e gli accessori delle nostre nonne e delle nostre mamme, conservati con cura negli armadi, e che le rendevano ai nostri occhi così eleganti? Diciamolo: la soddisfazione di ritrovare nei nostri affollati guardaroba un capo di valore che ha superato indenne le mode del momento e si conferma perfetto in ogni occasione, non è pari almeno a quella dell’ultimo, irresistibile acquisto? Del quale, beninteso, non vogliamo privarci: continueremo a comperare abiti che forse non ci servono ma che ci fanno sorridere. L’importante è che non facciano piangere altri.

(Paola Baronio)

La foto è di Marco Valerio Esposito