Il tango, una passione tutta mia

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Questa sono io, Isabella, che ballo il tango. Amo i contrasti e ho scelto una foto scherzosa per rappresentare una passione travolgente entrata nella mia dieci anni fa, nel febbraio del 2009.
Piccola divagazione prima di cominciare a parlarvi di me: lo sapete che da 2009 il tango argentino è stato decretato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità?
Mi è sempre piaciuto ballare: l’ho fatto da bambina con le lezioni di danza classica e da ragazza con quelle di moderna e ritmica ma senza un impegno particolare. Dieci anni fa, durante una pausa di un corso di ballo organizzato dal Comune di Milano a cui mi ero iscritta con delle amiche, ho visto una lezione di tango argentino, e ne sono rimasta folgorata. Il primo colpo di fulmine è stato per la musica. Meravigliosa ma incredibilmente triste, con testi che raccontano spessissimo la sofferenza e l’abbandono… ma mi ha preso l’anima! Come disse un famoso musicista argentino,  Enrique Santos Discepolo, “Il tango è un pensiero triste che si balla”.
Mi sono subito iscritta a un corso e ho scoperto che il tango è un ballo molto difficile. Ci sono dei passi base, ma poi è tutta improvvisazione. Nel gioco di ruoli del tango, la donna deve aspettare il comando dell’uomo per ballare. Comanda sempre lui ed è lui che decide che tipo di esperienza si vivrà insieme. Entrare in questa dimensione è difficile, le prime volte uscivo da lezione esausta per l’impegno fisico e mentale, chiedendomi chi me lo avesse fatto fare. Eppure al contempo era anche la cosa più bella che avessi mai fatto e non vedevo l’ora di ricominciare.  Insomma: come tutti quelli che si avvicinano al tango, ero già drogata anch’io.
Dopo qualche lezione ho imparato a capire che il fascino del tango è nella sua lentezza, nella dinamica fatta di tante pause, anche di immobilità. Il tango per me è la consapevolezza degli spazi, la comunicazione  silenziosa che scatta con il tuo compagno (a me non piace dire ‘ballerino’), mentre tu rimani in attesa delle sue decisioni per muoverti. Non c’è niente da fare: anche una donna autonoma e libera come me accetta che nel tango sia sempre l’uomo a comandare, che lui ti porti a fare un altro passo. La vivo come l’attrazione verso gli opposti: ho una personalità solare, sono sempre in movimento, chiacchiero con tutti ma quando entro in milonga, lo spazio dove va inscena il tango argentino, sono attratta dal buio, dalla luce soffusa, dalla musica, dalla lentezza. In quel contesto di passione controllata, così distante dalla vivacità istintiva che anima gli altri balli, mi concentro solo nel trasporto dell’abbraccio e dell’attesa che il ballerino mi dica cosa devo fare.
Tante delle amiche a cui ho parlato del tango mi hanno chiesto se non mi sento a disagio nelle braccia di uno sconosciuto con cui si deve creare subito una forte vicinanza fisica. All’inizio, infatti, è durissima: spesso il compagno suda, a volte – inutile negarlo – puzza e tu ti trovi a domandarti se si sarà lavato le mani. Poi se ne becchi uno bravo, non ti dico che non te ne accorgi, ma te ne dimentichi. E’ anche in questo la bellezza del tango.
Quanto all’ambiente, è molto particolare. Noi donne, come in tante situazioni legate al ballo, siamo in grande sovrannumero rispetto agli uomini, che sono pochi. Quando sono pochi e in più sanno ballare, ce li si strappa dalle mani! Sono gli uomini a scegliere la compagna, attraverso lo sguardo (mirada) rivolto a una donna che se accetta deve dare un cenno di assenso (cabeceo), in una comunicazione silenziosa che si svolge solo a livello di occhi.
Non è facile: ricordo tante serate quando entravo alle 10 in milonga e tornavo casa da sola alle due di notte senza essermi mai alzata dalla sedia perché nessuno mi invitava. Ancora adesso, quando ormai credo di ballare benino, capita che vada in milonga e non mi capiti di ballare.
L’esperienza del tango, anche in questo, è sempre imprevedibile. Per questo consiglio a tutti le perennial di vivere questa passione. Ci vuole tantissima pazienza però tutti possono imparare a ballare. All’inizio con noi veniva un ragazzo, più giovane di me di oltre vent’anni, che mi faceva tenerezza perché non aveva alcun senso del ritmo o per la musica. E invece ora è uno dei più bravi sulla piazza di Milano! 


E il marito, vi chiedere voi? Mio marito in 10 anni non mi ha mai visto ballare una volta. Ha sempre rispettato la mia passione e l’ha capita, anche all’inizio, quando ero invasata  e uscivo quasi tutte le sere per lezioni, stage o per andare in milonga. Per lui è diventato una cosa normalissima, quando siamo in vacanza, vedermi tirare fuori dalla valigia le mie inseparabili scarpe da tango e raggiungere la milonga più vicina. Succede sempre, perché ce ne sono dappertutto.  Cosi ho ballato a Londra, a Bastia, Budapest, San Diego, a Parigi… persino a Bristol quando siamo andati a trovare nostra figlia che studiava lì.
Certo, ci sono coppie che si sono formate sulla pista da ballo ed ora hanno anche messo su famiglia, o altre che, al contrario, sono saltate. Da parte mia ritengo una fortuna quella di non essermi mai innamorata o anche solo infatuata di qualcuno. Ho sempre ballato solo per me. Per me il tango è mio, la mia tana. Posso ballare con uomo più bello del mondo, il maestro più bravo di Buenos Aires ma a me non succede niente, perché quando inizia il tango, io chiudo gli occhi e… ballo!

Qualche consiglio pratico
A Milano, come nel resto d’Italia, ci sono moltissime scuole e i prezzi sono abbastanza allineati con quelli di altri balli da balera. Le lezioni di gruppo sono economiche, quelle individuali, che per me sono state indispensabili, costano decisamente di più. Ogni maestro ha il suo stile e comunque deve scattare un’empatia. Anche con il tango, come per tutti i balli, sport o discipline, ci vuole pratica: bisogna ballarlo il più possibile, con tanta costanza.

Abbigliamento e scarpe
All’inizio forse le ho trovate anche scomode ma oggi se ballo il tango devo mettere scarpe con il tacco. Mi è capitato di trovarmi a ballare in un ristorante con le sneaker ma non è assolutamente la stessa cosa.
Un discorso a parte meriterebbe la cura per l’abito. Io personalmente indosso sempre maglia e pantaloni neri e scarpe da tango coloratissime, non ho mai acquistato abbigliamento specifico da tango che sostanzialmente sono abiti da sera. La mecca di questo tipo di abbigliamento è ovviamente Buenos Aires.

(Isabella Marconi)